AAAAAAAAAAAAASenecaNewton

LUCIO ANNEO SENECA – commento

Seneca è solito utilizzare periodi molto brevi (a differenza di Cicerone, i cui periodi possono includere anche diverse righe) con una sorta di “stile sentenzioso” (da sententiae = frasi ad effetto, massime). In tal modo i periodi appaiono di più facile traduzione ma di fatto sono più difficili da interpretare, anche a causa del fatto che lunghi periodi grammaticali in italiano possano essere espressi più brevemente in latino.

Seneca e la guerra

Seneca critica principalmente la perdita di umanità da parte dei soldati durante la guerra e la mentalità romana che osannava l’idea di Guerra quale “glorioso caposaldo” della loro società: tale mentalità è esplicita nei dettami del Mos Maiorum, nelle poesie di Orazio (dulce et decorum est pro patria mori = morire in nome della propria patria è dolce e decoroso) e nelle opere del noto commediografo romano Plauto, nelle quali è presentata la figura del miles gloriosus, un soldato vanaglorioso che si vanta delle proprie imprese belliche. Secondo Seneca si è moralmente giustificati a uccidere solo quando non si ha altra scelta e in tal caso non è assolutamente ammissibile gloriarsi di tale azione.

Rifacendosi alla glorificazione della Guerra, Seneca la paragona a un “omicidio legalizzato”. Riflette sul fatto paradossale che un omicidio, per quanto turpe possa essere, sia comunque meno dannoso e crudele della guerra, che viene giustificata giuridicamente e moralmente seppur possa provocare la morte di migliaia, se non milioni, di persone.

Accusare un uomo di omicidio quaggiù era come fare contravvenzioni per eccesso di velocità alla 500 miglia di Indianapolis.”

(Cap. Willard, Apocalypse Now, constatazione dell’inutilità di considerare omicidio un’uccisione fatta durante una guerra come quella in Vietnam)

Seneca, rifacendosi allo Stoicismo di cui è noto esponente, sostiene inoltre che si debba avere moderazione in tutto ciò che si fa, in particolar modo in guerra:

cit. EST MODUM IN REBUS = esiste il giusto limite nelle cose;

e non ci si debba far comandare da avarizia e crudeltà:

cit. NON AVARITIA NON CRUDELITAS MODUM NOVIT = né l’avarizia né la crudeltà conoscono limite;

Seneca cerca di indurre a un comportamento più umano e civile, ponendosi in questo modo come anticipatore del moderno concetto di Il Diritto bellico. Per “Diritto bellico” oggi ci si riferisce all’insieme di norme giuridiche, sia a livello nazionale sia internazionale, che disciplinano la condotta delle parti in guerra. Consiste in regole che limitano e regolamentano i cosiddetti “mezzi e metodi di guerra”, cioè le armi e le procedure per il loro impiego in un qualsiasi conflitto. Dopo la Seconda guerra mondiale l’attenzione del diritto internazionale si è spostata sui diritti delle vittime di guerra, in particolare di chi non è combattente: feriti, malati, naufraghi, prigionieri e popolazione civile. (https://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_bellico)

Cit. Et ista quamdiu furtim et a singulis fiunt, minus noxia minusque monstruosa sunt =

e queste (lett. codeste, valore dispregiativo) cose, fino a quando accadono di nascosto e da parte di singole persone (singulis) sono meno dannose e mostruose”;

Viene volutamente utilizzata la parola “ista” per indicare il disprezzo di Seneca per l’avarizia e la crudeltà. L’origine di tale valore è attribuibile ai processi giuridici nel mondo latino quando l’accusa, per indicare l’accusato già considerato reo del crimine, lo indicava con “iste” (iste, ista, istud = codesto), essendo quest’ultimo posto lontano da chi parlava ma vicino alla giuria che ascoltava.

Definizione di due organi giuridici romani: plebiscito e senatoconsulto

-Nel diritto romano il plebis scitum indica la deliberazione della plebe riunita nei concilia plebis. Inizialmente si trattava di deliberazioni interne, con efficacia limitata ai soli plebei. Solo successivamente, in seguito all’approvazione della Lex Hortensia nel 287 a.C., si affermò il principio secondo cui le decisioni assunte nei concilia plebis vincolassero tutti i cittadini.

Il giurista romano Gaio nelle sue “Istituzioni dà la seguente definizione di plebiscitum:

La Legge è ciò che il popolo comanda e stabilisce. Il plebiscito è ciò che la plebe comanda e stabilisce.”

-Il senatusconsultum (parere del senato) era una deliberazione del Senato dell’antica Roma su un tema di politica statale. Con l’evolvere della costituzione romana e dell’organizzazione istituzionale dello Stato (dalla monarchia alla Repubblica) mutò radicalmente nel valore attraverso i secoli, mantenendo però la forma di “decisione” o di “parere” del Senato, quindi dei “migliori” dello Stato.

Da Wikipedia, l’Enciclopedia libera

Seneca e la schiavitù

All’epoca di Seneca non era riconosciuto lo status di Essere umano agli schiavi, trattati al pari degli animali, se non peggio.

Costituzione italiana:

ART. 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Dichiarazione universale dei Diritti umani:

ART 1 – Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

ART 4 – Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Secondo Seneca non esiste solo la schiavitù fisica, ma anche quella mentale e psicologica, come quella generata da passioni smodate, avidità, ambizione, paura (tutti sono schiavi del timore per l’incertezza sul futuro) e speranza (pericolo che si diventi schiavi dell’illusione di un futuro irrealizzabile, la cui mancata realizzazione è fonte di dolore e depressione, come lo è stato per Giacomo Leopardi). Per il filosofo l’Essere umano vive conteso tra il rimpianto del passato e il timore (o speranza) del futuro.

Come rappresentante della corrente filosofica dello Stoicismo, è soprattutto la schiavitù delle passioni a mettere in allerta il filosofo, in particolar modo quella indotta dall’Amore, causa di una schiavitù non involontaria, come quella bellica, ma volontaria, e quindi molto più pericolosa. A tal proposito cita esempi quali un ex console innamorato di un’anziana signora, di una serva che ammalia un ricco o di giovani nobili innamorati degli attori delle loro opere teatrali preferite.

Non aborre la schiavitù fisica in sé (lui stesso possedeva degli schiavi, necessari all’economia di una Roma conquistatrice, predatoria e inabile a sostenersi autonomamente, che si basava invece sui guadagni ricavati dalle guerre), ma critica aspramente la mancanza di umanità di molti padroni nei confronti dei loro schiavi, in particolar modo di coloro che lavoravano in miniere o campi agricoli. Ritiene inoltre che un buon trattamento della servitù sia non solo moralmente necessario, ma anche vantaggioso, in quanto un padrone sarà più facilmente ascoltato e non tradito se viene rispettato e non temuto (è noto che facesse addirittura sedere i suoi schiavi a tavola con la famiglia). Di diversa considerazione era invece lo storico e filosofo Niccolò Machiavelli, il quale sosteneva ne “Il Principe” che, in mancanza della situazione ideale di essere contemporaneamente temuti e amati, sia meglio essere temuti:

Nasce da questo una disputa: s’elli è meglio essere amato che temuto, o e converso. Respondesi, che si vorrebbe essere l’uno e l’altro; ma, perché elli è difficile accozzarli insieme, è molto piú sicuro essere temuto che amato, quando si abbia a mancare dell’uno de’ dua. Perché delli uomini si può dire questo generalmente: che sieno ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori de’ pericoli, cupidi di guadagno; e mentre fai loro bene, sono tutti tua, òfferonti el sangue, la roba, la vita, e figliuoli come di sopra dissi, quando il bisogno è discosto; ma, quando ti si appressa, e’ si rivoltano.

Il principe, N. Machaivelli

Secondo Seneca non esistono differenze sostanziali tra schiavo e padrone, i quali nascono e muoiono allo stesso modo e appartengono alla stessa specie. Ritiene inoltre che la condizione di schiavitù non rechi danno al saggio: la saggezza non dipende dallo stato fisico, sociale ed economico (seppur possa essere condizionata dall’istruzione, che invece dipende principalmente dallo stato in cui versa una persona). La libertà vera è nell’anima, non nel corpo.

Nessuno è libero se non è padrone di se stesso.” 

Le cose sono di due maniere: alcune in nostro potere, altre no.
Sono in nostro potere: l’opinione, il volere, il desiderio, l’avversione, in breve tutte quelle cose che dipendono dalla nostra volontà.
Non sono in nostro potere: il corpo, le ricchezze, gli onori, le dignità pubbliche, e in breve tutte quelle cose che non dipendono da noi.
Le cose poste in nostro potere sono per natura libere, non possono essere impedite né avversate. Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento, e per ultimo non sono cose nostre.”

Epitteto, liberto divenuto maestro stoico

La condizione di schiavo non era sempre permanente: a volte uno schiavo poteva essere liberato dal suo padrone poco prima che questo morisse (un esempio è il sopra citato Epitteto) o comprare la propria libertà (è questo il caso di gladiatori che avevano raggiunto una certa fama e benessere combattendo a lungo nelle arene gladiatorie).

È inoltre noto che, nonostante i precisi dettami religiosi di carità e benevolenza, anche i Cristiani possedessero degli schiavi e che il trattamento fosse quello riservato comunemente agli altri schiavi.

Seneca ricorda inoltre che è il Destino a porre un uomo nella condizione di schiavitù o libertà. Per questo bisognerebbe mostrare benevolenza a uno schiavo: non si può sapere se si avrà un destino simile o meno. A confermare tale tesi è il caso del politico e generale romano Publio Quintilio Varo. Nel 7 d.C. ricevette l’incarico di amministrare i territori della Germania occupata, ma la sua politica eccessivamente avida e persecutoria nei confronti delle popolazioni locali provocò una rivolta capeggiata dal rivoltoso Arminio, esperto ex ufficiale germanico dell’armata romana. In Germania nel 9 d.C. cadde in un’imboscata tesagli a tradimento da Arminio nella selva di Teutoburgo, nella quale furono annientate tre legioni e lo stesso Varo morì suicida. I soldati romani che sopravvissero allo scontro divennero schiavi dei Teutoni.

Seneca e le comete

Seneca sostiene che guardare al cielo sia un atteggiamento che eleva l’Uomo dalla bassa condizione di animale o lavoratore della terra a quella di intellettuale che si pone dei quesiti (aveva una bassa considerazione dei contadini e di tutti coloro che svolgevano attività manuali). Secondo il filosofo dovremmo sempre guardare con meraviglia alla natura e non solo quando si presenta un fenomeno strano e fuori dal comune (novus, -a, -um = nuovo, insolito) come può essere un’eclisse: l’abitudine nasconde la bellezza (delle cose).

Seneca scrive di un “immenso corpo” (immensus corpus) su cui si troverebbero tutte le entità celesti: il filosofo dà così per la prima volta una definizione di Universo, quale grandissimo organismo simile al corpo umano e composto dei diversi organi, ovvero stelle, pianeti, comete e altre entità.

Il latino quale lingua scientifica verrà utilizzata per molti secoli al fine di divulgare ricerche e scoperte tra i dotti di tutto il mondo. Inoltre il latino resta tutt’oggi la lingua ufficiale della Santa Sede e del rito romano della Chiesa cattolica. Fino agli anni ’60 i preti cattolici hanno studiato teologia con libri di testo in latino, lingua che in molti seminari era anche di insegnamento

Seneca ipotizza per la prima volta che le stelle siano il centro di sistemi planetari simili a quello terrestre, che ha il suo centro nel Sole. Teoria simile sarà in seguito sostenuta da Giordano Bruno, il quale teorizzerà anche l’esistenza di infiniti mondi.

Di simile interesse sono anche le ricerche di Isaac Newton, scienziato poliedrico che si interessò di astronomia al pari del filosofo latino. Newton era un uomo oltre che di scienza, anche di religione (noto esegeta dell’Apocalisse): pare infatti che abbia scritto una vasta serie di scritti di carattere religioso, i quali sarebbero però stati occultati nei secoli al fine di difendere la nomea di scettico nei confronti del misticismo che da stereotipo si attribuisce a tale figura di scienziato. Questa censura non toglie però il fatto che negli scritti newtoniani sia presente un forte slancio mistico. La più nota opera a carattere astronomico-scientifico di Newton è “Philosophiae naturalis principia mathematica” (principi matematici della filosofia naturale), interamente scritta in latino. In essa Newton enunciò le leggi della dinamica e la legge di gravitazione universale.

In tale opera Newton presenta, tra le altre, la teoria secondo cui le comete presenterebbero un moto regolato da precise leggi fisiche, negando la teoria dei “vortici” (vortices) di René Descartes (Cartesio) secondo cui nello spazio tra i corpi celesti non vi sarebbe il “vuoto” ma una sostanza denominata Etere che, ruotando su se stessa, generebbe dei vortici che a loro volta darebbero origine alle comete.

In quest’opera Newton spiega la ragione che spinge gli scienziati alla ricerca: l’ammirazione e lo stupore per la bellezza della natura e il mistero che questa genera nell’animo umano. Una bellezza che è presente in tutto ciò che esiste, una bellezza che si avvicina al concetto di Dio presentato da Dante Alighieri nella Divina Commedia per spiegare i movimenti dei corpi celesti:

l’Amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso XXXIII,145).

 

 

ANALISI DEL TESTO DI NEWTON SULLE COMETE

PER + ACC. PLUR

=

complemento d’agente

 

MOTUS

sost. maschile 4^ decl. plur. nom. = I MOTI

COMETARUM

sost. femminile 1^ decl. plur. gen. = DELLE COMETE

SUNT

verbo intransitivo ind. 3^ pers. plur. = SONO

SUMME

avv. di modo = ESTREMAMENTE

REGULARE

agg. 2^ cl. neutro plur. nom. = REGOLARI

ET

congiunzione semplice = E

EASDEM

pron. indef. = LE STESSE

LEGES

sost. femminile 3^ decl. plur. acc. = LEGGI

CUM

cong. = I QUALI

PLANETARUM

sost. maschile 1^ decl. pur. gen. = DEI PIANETI

MOTIBUS

sost. maschile 4^ decl. plur. abl. = I MOTI

OBSERVANT

verbo trans. 1^ con. 3^ pers. plur. = OSSERVANO

PER

prep. semplice = ATTRAVERSO

VORTICES

sost. maschile 3^ decl. plur. acc. = VORTICI

EXPLICARI

verbo 1^ con. f. passiva di explico 3^ pers. plur. = SPIEGATI

NEQUEUNT

verbo intr. anomalo ind. 3^ pers. plur. = NON POSSONO ESSERE

FERENTUR

verbo trans. anomalo f. passiva di feror 3^ pers. plur. = TRASPORTATE

COMETAE

sost. femminile 1^ decl. plur. nom. = LE COMETE

MOTIBUS

sost. maschile 4^ decl. plur. abl. = DA MOTI

VALDE

avv. di modo = MOLTO

ECCENTRICIS

agg. 1^ cl. maschile plur. abl. = ECCENTRICI

IN

prep. semplice = IN

OMNES

agg. 2^ cl. femminile plur. nom. = OGNI

COELORUM

sost. neutro 2^ decl. plur. gen. = DEL CIELO (universo)

PARTES

sost. femminile 3^ decl. plur. nom. = PARTE

QUOD

pron. relativo neutro sing. nom. = IL CHE

FIERI

verbo intr. anomalo f. passiva di facio = ESSERE FATTO

NON

avv. di negaz. = NON

POTEST

verbo intr. anomalo ind. pres. 3^ pers. sing. = PUO’

NISI

congiunzione = A MENO CHE

TOLLANTUR

verbo trans. 3^ con. cong. pres. 3^ pers. plur. = SI ELIMININO

HI

pron. dimostr. nom. plur. = QUESTI

OMNES

agg. 2^ cl. maschile plur. nom. = TUTTI

REGULARES

agg. 2^ cl. maschile plur. nom. = REGOLARI

ORIGINEM

sost. femminile 3^ decl. sing. acc. = ORIGINE

HABENT

verbo trans. 2^ con. ind. pres. 3^ pers. plur. = TRAGGONO

EX

prep. semplice = DA

CAUSIS

sost. femminile 1^ decl. plur. abl. = CAUSE

MECHANICIS

agg. 1^ cl. femminile sing. abl. = MECCANICHE

SIQUIDEM

congiunzione = DATO CHE

COMETAE

sost. femminile 1^ decl. plur. nom. = LE COMETE

ORBIBUS

sost. maschile 3^ decl. plur. abl. = IN ORBITE

VALDE

avverbio = FORTEMENTE

ECCENTRICIS

agg. 1^ cl. femminile plur. abl. = ECCENTRICHE

OMENS

agg. 2^ cl. femminile plur. abl. = TUTTE

LIBERE

avverbio = LIBERAMENTE

QUO

Pronome relativo maschile sing abl = CON IL QUALE

MOTUS

Sost maschile 4^ decl gen sing = DI MOVIMENTO

GENERE

Sost neutro 3^ decl sing abl = GENERE

ORBES

Sost maschile 3^ decl plur acc = LE ORBITE

PLANETARUM

Sost maschile 1^ decl plur gen = DEI PIANETI

CELERRIME

Avverbio sup = MOLTO VELOCEMENTE

FACILLIME

Avverbio sup = MOLTO FACILMENTE

TRANSEUNT

Verbo ind pres 3^ pers plur = PASSANO

APHELIIS

Sost maschile 2^ decl plur abl = (NEGLI) AFELI

SUIS

Agg possessivo masch plur abl = (NEI) LORO

UBI

Avverbio = DOVE

TARDIORES

Agg 1^ classe nom masch plur = PIÙ LENTE

DIUTIUS

Avverbio = PIÙ A LUNGO

MORANTUR

Verbo dep.ind pres 3^ pers plur pass = SI FERMANO

ELEGANTISSIMA

Aggettivo 2^ classe femm sing = ELEGANTISSIME

HAECCE

Pron dim = QUESTA

SOLIS

Sost masch 3^ decl gen plur = DEL SOLE

COMPAGES

Sost femminile 3^ decl nom sing = COMPAGINE

NON

Avverbio = NON

NISI

Cong = SE NON

CONSILIO

Sost neutro 2^ sing abl = PER IL PROGETTO

DOMINIO

Sost neutro 2^ sing abl = PER IL POTERE

ENTIS

Sost neutro 3^ sing gen = DI UN ESSERE

INTELLIGENTIS

Agg 2^ classe gen sing = (DELL’) INTELLIGENTE

POTENTIS

Agg 2^ classe gen sing = (DEL) POTENTE

ORIRI

Verbo dep inf pres = NASCERE

POTUIT

Verb ind perf 3^ pers sing = HA POTUTO

SI

Cong = SE

STELLAE

Sost femm 1^ decl nom plur = LE STELLE

FIXAE

Agg 1^ classe nom plur = FISSE

SINT

Verb cong pres 3^ pers plur = (CHE) FOSSERO

CENTRA

Sost. neutro 2^ decl acc plur = I CENTRI

SIMILIUM

Agg. 2^ classe gen plur = DI SIMILI

SYSTEMATUM

Sost. neutro 3^ gen plur = DEI SISTEMI

HAEC

Pron dim nom neutro plural = QUESTI

OMNIA

Agg. 2^ classe nom neutro plur = TUTTI

SIMILI

Agg. 2^ classe sing abl = SIMILI

CONSILIO

Sost neutro 2^ decl abl neutro = DISEGNO

CONSTRUCTA

?

SUBERUNT

Verbo ind fut sempl 3^ pers plur = SARANNO SOTTOPOSTI

UNIUS

Agg num, gen sing = DELL’UNO (trasl. DIO)

DOMINIO

Sost neutro 2^ dat sing = AL POTERE

PRAESERTIM

Avv = SOPRATTUTTO

CUM

+ cong pres = GERUNDIO PRESENTE

LUX

Sost. femm 3^ nom sing = LA LUCE

FIXARUM

Agg. 1^ classe gen plur = (DELLE) STELLE

SIT

Verbo cong pres 3^ pers sing (dipende da CUM) = ESSENDO

EJUSDEM

Agg dem, gen sing = DELLA STESSA

NATURAE

Sost femm 1^ sing gen = DELLA NATURA

AC

Preposizione = DELLA

SYSTEMATA

Sost neutro 3^ nom plur = I SISTEMI

LUCEM

Sost femm 3^ acc sing = LA LUCE

INVICEM

Avverbio = VICENDEVOLMENTE

IMMITTANT

Verbo cong pres 3^ pers plur (dipende da CUM) = INVIANDO